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Versione solo testo - Unioncamere Piemonte, 18 settembre 2019
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Euroflash Gennaio 2015 Notizie



Torino, 18 settembre 2019
Ultimo aggiornamento: 29.01.2015



EUROFLASH



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EUROFLASH GENNAIO 2015 NOTIZIE

Contenuto pagina

La Commissione offre nuovo sostegno alle imprese innovative

La Commissione Europea ha annunciato nuovo sostegno alle imprese innovative in Europa attraverso due iniziative. Una di queste è l’iniziativa Fast Track to Innovation per la promozione dell’innovazione attraverso la riduzione dei tempi burocratici per portare sul mercato le idee innovative. In parallelo, la Commissione ha inoltre annunciato che oltre 275 piccole e medie imprese europee sono state selezionate per ricevere finanziamenti per un totale di 117 milioni di euro per finanziare attività di innovazione e lo sviluppo dei loro piani aziendali o studi di fattibilità per i loro progetti. Tutte questi finanziamenti verranno assegnati nel quadro dello strumento SME dell’Unione Europea. Sia l’iniziativa FTI che lo strumento SME sono gestiti nell’ambito del programma Horizon 2020 e pensati per sfruttare meglio e più rapidamente le idee di eccellenza nel mercato, generando così lavoro e crescita per l’Europa.

http://ec.europa.eu/research/index.cfm?pg=newsalert&year=2015&na=na-090115

 

2015: Anno europeo per lo sviluppo - Il nostro mondo, la nostra dignità, il nostro futuro
Il 2015, designato Anno europeo per lo sviluppo con lo slogan "Il nostro mondo, la nostra dignità, il nostro futuro", sarà l'occasione per sensibilizzare i cittadini su come l'Unione europea contribuisce alla lotta contro la fame e allo sradicamento della povertà nel mondo. Secondo i deputati, il 2015 dovrà anche servire a radicare nelle istituzioni internazionali la riflessione su questi temi. L'UE è il maggiore donatore mondiale di aiuti allo sviluppo.  Per la prima volta un Anno europeo è consacrato alle azioni esterne dell'UE e, secondo la presidente della commissione sviluppo del PE Linda McAvan (S&D - UK), sarà un'occasione unica per dialogare con i cittadini sul contributo dell'Unione alle politiche in tema di sviluppo.

http://www.europarl.it/it/succede_pe/news_2015/ey2015_development.html

 

La Lituania adotta la moneta unica

L'ultima ad adottare la moneta unica era stata la Lettonia, con la Lituania, i Paesi baltici entrano tutti a far parte della zona euro. Dal 1° gennaio 2015 sono 19 gli Stati membri europei che utilizzano la stessa moneta: l'euro. La Lituania è infatti entrata a far parte dell'eurozona 15 anni dopo il lancio della moneta nel 1999.

http://ec.europa.eu/economy_finance/euro/countries/lithuania_en.htm

 

Inizia il semestre di Presidenza Europea della Lettonia

In occasione dell’incontro, tenutosi a dicembre, tra il neo presidente della Commissione europea, Jean Claude Junker, e il premier della Lettonia, Laimdota Straujuma, sono state indicate alcune delle priorità che accompagneranno il semestre di presidenza lettone. In particolare è stata sottolineata, da ambo le parti, l’importanza del piano di investimenti che la Commissione europea ha recentemente annunciato per i prossimi tre anni a cui deve essere data attuazione insieme al quadro giuridico per l’istituzione del Fondo europeo che deve essere approvato entro il mese di giugno di quest’anno. Convinzione del primo ministro lettone è che si dovrebbe continuare ad avanzare con i negoziati commerciali che sono già in corso, tra cui il partenariato trans-atlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP) tra Europa e Stati Uniti, e un accordo di libero scambio con il Giappone.

https://eu2015.lv/

 

OPENAIRE2020
Nel corso degli anni OpenAIRE è diventata una componente essenziale per i risultati della ricerca dell’Unione Europea. Oltre 100.000 pubblicazioni del 7° Programma Quadro sono state rese liberamente accessibili per mezzo di archivi digitali. L’iniziativa, che adesso comprende 9 milioni di pubblicazioni provenienti da 547 fonti di dati, sta acquistando slancio con il nuovo progetto OpenAIRE2020.
Il progetto OpenAIRE2020, lanciato a gennaio 2015, riunisce professionisti di biblioteche, organizzazioni che erogano borse di ricerca, infrastrutture elettroniche nazionali ed esperti nel campo dei dati, oltre a ricercatori nel settore legale e tecnologie intelligenti. Insieme avranno l’importante missione di raccogliere i risultati dei progetti H2020, coadiuvare la gestione dei dati della ricerca e creare flussi di lavoro e servizi sull'attuale piattaforma OpenAIRE. Queste attività permetteranno la creazione di una rete di archivi interoperabili e la possibilità di caricare facilmente contenuti in un archivio multiuso. I risultati dei progetti di Horizon 2020 saranno messi a disposizione di tutti, gratuitamente.
https://www.openaire.eu/

 

SME Instrument di Horizon 2020: alcuni consigli per la presentazione delle proposte
Sulla base della valutazione delle proposte ricevute finora nell'ambito dello Strumento per le PMI di Horizon 2020, l'EASME ha pubblicato alcuni suggerimenti per una buona riuscita delle proposte progettuali.
https://ec.europa.eu/easme/node/750
 

Strumento PMI di Horizon 2020: 2992 nuove proposte ricevute a dicembre 2014

Il 17 dicembre è stata l'ultima scadenza del 2014 per lo strumento per le PMI di Horizon 2020. Sono state ricevute in totale 2.992 nuove proposte provenienti da 35 paesi: 2.363 per la fase 1 e 629 per la fase 2.
Rispetto alla precedente scadenza il numero di proposte ricevute per la fase 1 è aumentato del 17,7% (1.944 nel mese di settembre) e per la fase 2 dell'8,4% (580 in ottobre).
L'argomento che genera il maggior numero di proposte per entrambe le fasi è ancora ICT / Open Disruptive Innovation (30% delle proposte in fase 1 e il 28% nella fase 2).
L'Italia, la Spagna e il Regno Unito sono di nuovo leader in termini di numero di proposte presentate.
I candidati saranno informati dei risultati della valutazione nel mese di febbraio per la fase 1 e ad aprile per la fase 2.

Per maggiori informazioni : http://ec.europa.eu/easme/en/news/horizon-2020-s-sme-instrument-2992-new-proposals-received-december-2014

 

La Commissione presenta la normativa sul fondo europeo per gli investimenti strategici
La Commissione europea ha adottato la proposta legislativa sul  Fondo europeo per gli investimenti strategici, che sarà istituito in  stretto partenariato con la Banca europea per gli investimenti (BEI).
Il Fondo costituisce il fulcro dell’offensiva sugli investimenti del  Presidente Juncker, che mobiliterà almeno 315 miliardi di euro di  investimenti pubblici e privati in tutta l’Unione europea.
Saranno sostenuti soprattutto gli investimenti strategici, ad  esempio nella banda larga e nelle reti energetiche, e le imprese di  dimensioni più piccole.
La proposta istituisce inoltre un Polo europeo di consulenza sugli  investimenti per contribuire all’individuazione, la preparazione  e lo sviluppo di progetti in tutta l’Unione. Una riserva di progetti  di investimento europei migliorerà infine l’informazione degli  investitori sui progetti esistenti e futuri.
La proposta della Commissione comprende i diversi elementi:

 

1. Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS)
Il FEIS costituisce il principale veicolo di mobilitazione di almeno  315 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi nell’economia reale  nei prossimi tre anni. Finanzierà progetti dal profilo di rischio più  elevato, in modo da massimizzare l’impatto della spesa pubblica e da  sbloccare gli investimenti privati. Il Fondo sarà istituito nell’ambito  della BEI, con cui la Commissione collaborerà in un partenariato  strategico.

 

2. Polo europeo di consulenza sugli investimenti (EIAH)
Affidandosi alle competenze già disponibili, l’EIAH costituirà lo  sportello unico panunione di assistenza per l’individuazione, la  preparazione, lo sviluppo e il finanziamento dei progetti. Offrirà  altresì consulenza sull’uso di strumenti finanziari innovativi e sul  ricorso a partenariati pubblico-privato.


3. Riserva trasparente di progetti europei
Una riserva di progetti europei trasparente informerà gli investitori  dei progetti esistenti disponibili e dei potenziali progetti futuri.  La disinformazione rappresenta oggi uno dei grandi ostacoli agli
investimenti. La riserva sarà aggiornata periodicamente in modo  che gli investitori dispongano di informazioni attendibili e attuali su  cui basare le decisioni d’investimento.
La task force congiunta Commissione-BEI per gli investimenti ha  già individuato circa 2000 potenziali progetti per un valore di 1 300  miliardi di euro.


4. Fondo di garanzia dell’UE e incidenza sul bilancio dell’UE
La proposta costituisce un fondo di garanzia dell’UE inteso a  offrire al bilancio dell’Unione una riserva di liquidità per le eventuali  perdite subite dal FEIS nell’attività di sostegno di progetti. Il fondo  di garanzia sarà alimentato gradualmente con pagamenti attinti al  bilancio dell’UE fino a raggiungere 8 miliardi di euro entro il 2020. A  tal fine occorre modificare il bilancio 2015 dell’UE per aggiungervi  le nuove linee necessarie e stornare verso di esse 1,36 miliardi di  euro in stanziamenti d’impegno e 10 milioni di euro in stanziamenti  di pagamento. Nel complesso, per l’esercizio 2015 l’impatto sul  bilancio dell’UE è neutro. I 10 milioni di pagamenti concorreranno
a coprire le spese amministrative del Polo europeo di consulenza  sugli investimenti.
Prossime tappe
La proposta della Commissione dovrà essere adottata con  procedura legislativa ordinaria (“codecisione”) dai legislatori  dell’Unione, ossia da Parlamento europeo e Consiglio. Al Consiglio
Europeo di dicembre i capi di Stato o di governo hanno invitato “i  legislatori dell’Unione a trovare un accordo (...) [sulla proposta]  entro giugno, di modo che si possano attivare i nuovi investimenti fin  dalla metà del 2015.” Sempre nel quadro del piano di investimenti, la  Commissione europea opera per abbattere altri ostacoli normativi  agli investimenti e per rafforzare il mercato unico. Una prima serie  di interventi è esposta nel programma di lavoro della Commissione  per il 2015.

 

Analisi sui fondi strutturali 2007 - 2013

Il Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione economica  (DPS) ha reso nota la spesa certificata dei fondi strutturali  europei 2007-2013 al 31 dicembre 2014 che ha raggiunto quota  33 miliardi di euro,1.9 miliardi in più rispetto all'obiettivo  fissato da Bruxelles. In termini percentuali, la spesa registrata  alla fine del 2014 è pari al 70,7% degli importi disponibili a  livello nazionale, al 77,9% nelle Regioni Competitività e al  67,3% nelle regioni della Convergenza. Una accelerazione nel corso dell’anno è stata portata avanti dal lavoro delle task  force dedicate ai programmi operativi delle tre Regioni che  avevano accumulato i maggiori ritardi, Calabria, Campania e  Sicilia.

Programmi Operativi

Al 31 dicembre 2014 sono stati 49 dei 52 Programmi operativi del settennato 2007-2013 ad avere raggiunto, e in alcuni  casi superato, i target di spesa. Diversi sono i risultati tra  le Regioni. Con riferimento alle Regioni Competitività, ad  esempio, i POR FESR e FSE dell'Emilia Romagna e il POR FSE  di Trento hanno superato gli obiettivi Ue, rispettivamente, del 15,7%, del 13,7% e del 26,3%. Guardando alle Regioni Convergenza, invece, si distinguono i POR FESR di Campania e Sicilia, che hanno superato i target, rispettivamente, del 32,4% e dell’11,7%. I tre Programmi Operativi che hanno perso  risorse, per un totale di 51,4 milioni di euro, sono invece il  POin Attrattori culturali, naturali e turismo (-4,3 milioni di  euro), il PON Reti e Mobilità (-23,7 milioni di euro) e il POR  FSE di Bolzano (-23,4 milioni di euro).

Fondi Ue ancora disponibili

Dei circa 46,6 miliardi disponibili all'inizio dello scorso  settennato l'Italia deve quindi ancora spendere, entro il 31  dicembre 2015, 13,6 miliardi di euro. Si tratta prevalentemente  di risorse relative alle Regioni Convergenza e in particolare ai  POR FESR (8,6 miliardi), più che ai POR FSE (1,7 miliardi). Nelle  Regioni Competitività le risorse da spendere ammontano  invece a 3,3 miliardi di euro, di cui 1,7 miliardi relativi ai POR  FESR e 1,6 miliardi ai POR FSE.

 

Proposta della Commissione europea per promuovere l’occupazione europea

In febbraio, la Commissione europea presenterà una proposta per incrementare la quantità di pre-finanziamenti resi disponibili agli Stati membri per promuovere l’occupazione giovanile e offrire sostegno ai giovani inoccupati o al di fuori di un percorso di istruzione o formazione nelle regioni più disagiate. Attualmente, gli Stati membri stanno vivendo un momento di difficoltà nel provvedere ai pagamenti necessari per l’implementazione delle operazioni nel quadro dell’Iniziativa per l’Occupazione Giovanile. La situazione è particolarmente grave negli Stati membri con i più alti livelli di disoccupazione giovanile, poiché si tratta anche degli Stati con maggiori vincoli di bilancio e carenza di fondi. Secondo la Commissione Europea, accrescere l’entità dei pre-finanziamenti contribuirà all’integrazione dei giovani nel mercato del lavoro e sosterrà gli sforzi per fornire una risposta rapida e immediata al livello inaccettabile di disoccupazione giovanile nell’UE. 

http://europa.eu/rapid/press-release_AGENDA-15-3640_en.htm#1.1

 

European competitive report 2014

L'edizione 2014 del rapporto sulla competitività europea, pubblicato dalla Direzione generale Imprese e l'industria della Commissione europee si concentra sui driver di crescita delle imprese.
Il rapporto identifica come motori della competitività il sostegno offerto alle imprese per l’espansione delle loro attività a livello internazionale. Esso dimostra che le politiche orientate verso l'ambiente aziendale in materia di accesso al capitale, competenze e sostegno per l'innovazione e le azioni per migliorare la produttività sono importanti per aiutare le piccole imprese che mirano all’espansione delle esportazioni.

Il report 2014 contiene anche un capitolo sui costi energetici e l'efficienza energetica, compresa una valutazione dell'importanza dei costi energetici rispetto ad altre voci di costo lungo la produzione in generale, così come per le industrie ad alta intensità energetica.

Per maggiori informazioni:

http://insme.org/insme-newsletter/2014/file-e-allegati/newsletter_documents/european_competitiveness_report.pdf

 

Aggiornamenti sui paesi associati ad Horizon 2020

L'Unione europea e le Isole Faroe hanno firmato l'accordo di associazione ad Horizon 2020 il 17 dicembre 2014. Ora sono dodici i paesi associati al programma di finanziamento dell'UE per la ricerca e l'innovazione. La partecipazione delle isole Faroe ad Horizon 2020 è già effettiva dal 1º gennaio 2014, il che significa che i soggetti giuridici delle Isole Faroe possono partecipare alle stesse condizioni degli organismi di ricerca degli Stati membri dell'Unione europea a consorzi di progetto che rispondono agli inviti a presentare proposte nell'ambito di Horizon 2020. L'associazione ad Horizon 2020 è disciplinata dall'articolo 7 del regolamento di Horizon 2020.

Le persone giuridiche dai paesi associati possono partecipare alle stesse condizioni dei soggetti giuridici degli Stati membri. L'associazione ad Horizon 2020 avviene attraverso la conclusione di un Accordo internazionale. Al 17 dicembre 2014, sono stati conclusi/firmati accordi di associazione con i paesi seguenti: Islanda, Norvegia, Albania, Bosnia-Erzegovina, Ex Repubblica iugoslava di Macedonia, Montenegro, Serbia, Turchia, Israele, Moldavia, Svizzera, Isole Faroe.

Tutti gli accordi di associazione di cui sopra, ad eccezione di quello firmato con la Svizzera (che è applicabile retroattivamente dal 15 settembre 2014), si applicano retroattivamente dal 1° gennaio 2014 (vale a dire dall'inizio di Horizon 2020).

Per maggiori informazioni:

http://ec.europa.eu/research/participants/data/ref/h2020/grants_manual/hi/3cpart/h2020-hi-list-ac_en.pdf?_=58655886

 

Analisi sugli investimenti in Ricerca & Sviluppo

Il quadro di valutazione dell’UE sugli investimenti nella ricerca e sviluppo industriale viene pubblicato ogni anno dalla Commissione europea (DG Ricerca e innovazione e Centro comune di ricerca – JRC). Il quadro di valutazione 2014 si basa su un campione di 2500 imprese. La ricerca raccoglie i principali indicatori economici e di R&S delle imprese, sulla base degli ultimi dati pubblicati. Viene misurato il valore totale del loro investimento complessivo in R&S finanziato con fondi propri, indipendentemente dal luogo dove tali attività di R&S si svolgono, e comprende le imprese che hanno investito più di 15,5 milioni di EUR in R&S nel 2013. Tali aziende hanno sede nell’UE (633), negli Stati Uniti (804), in Giappone (387) e in altri paesi (676) come la Cina (199), Taiwan (104), la Corea del Sud (80) e la Svizzera (62).

La base dati del quadro di valutazione, che contiene le informazioni sulle principali imprese di R&S dal 2003, permette di analizzare il comportamento e i risultati delle imprese su periodi più lunghi. L’indagine 2014 sulle tendenze negli investimenti in R&S delle imprese UE si basa su un campione allargato dei 1000 principali investitori in R&S dell’UE. Dagli ultimi dati Eurostat sugli investimenti nelle attività di R&S nei 28 stati membri emerge che, sebbene la spesa europea in ricerca e sviluppo sia aumentata negli ultimi dieci anni il 2,02% del Pil comunitario,(lo 0,26% in più rispetto al 2004), la Ue non raggiunge i livelli della Corea del Sud (4,04%), del Giappone (3,38%) e degli Stati Uniti (2,81%). Cina e Russia, invece, si accodano all’Ue, spendendo rispettivamente l’1,98% e l’1,11% dei Pil nazionali. Nell’Ue sono le imprese a investire maggiormente in R&S (63%), seguite dal settore dell’istruzione superiore (23%), governo (12%) e no-profit (1%).

Guardando agli Stati membri, i paesi del nord Europa superano la media comunitaria in termini di investimenti: la Finlandia spende il 3,32% del proprio Pil in ricerca, seguita da Svezia (3,21%), Danimarca (3,05%), Germania (2,94%) e Austria (2,81%). Dal lato opposto si collocano Bulgaria, Cipro, Croazia, Grecia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Romania e Slovacchia, che spendono meno dell’1% in ricerca e sviluppo. L’Italia, invece, si situa tra i due poli, con l’1,25% del Pil nazionale investito in R&S (oltre 20 miliardi di euro), lo 0,2% in più rispetto al 2004. Gli investimenti provengono prevalentemente dalle imprese italiane (54%), seguite dal settore dell’istruzione superiore (28%), dal governo (15%) e no-profit (3%). E’ interessante notare come negli ultimi dieci anni la spesa delle aziende italiane (+6%) e del no-profit (+1%) in ricerca sia cresciuta, al contrario di quella del governo (-3%) e dell’istruzione superiore (-5%).

Per maggiori informazioni : http://iri.jrc.ec.europa.eu/survey14.html

 

Professionisti: Forum UE per accesso a Horizon 2020 e COSME

Nel 2015 dovrebbe arrivare il primo Forum europeo sulle libere professioni, ad annunciarlo è stata la Commissaria UE all’industria, mercato interno e PMI, Elzbieta Bienkowska, in risposta ad un’interrogazione del vicepresidente del Parlamento europeo Antonio Tajani sull’applicazione del piano d’azione dell’UE per i liberi professionisti, il “Piano d’azione imprenditorialità 2020”. L’obiettivo dovrebbe essere quello di coinvolgere maggiormente i liberi professionisti nei progetti e programmi europei destinati al mondo dell’imprenditoria definendo delle linee guida.

Il Piano d’azione per le libere professioni è una iniziativa nata proprio con questo scopo, quindi una delle finalità del Forum europeo sulle libere professioni sarà quello di rafforzarne la rappresentanza a livello europeo e permettere ai liberi professionisti di accedere agli 80 miliardi di euro del programma Horizon 2020 per la ricerca e l’innovazione e ai 2,4 miliardi di fondi COSME per la competitività e la crescita economica. In sostanza quello che si vuole è assimilare i professionisti agli imprenditori ai fini dell’accesso ai finanziamenti UE.

Il Forum si riunirebbe una volta all’anno, chiamando a raduno i rappresentanti delle associazioni europee dei liberi professionisti, delle principali associazioni nazionali, i rappresenti e i soggetti interessati che svolgono un ruolo chiave per le libere professioni fornendo loro un’occasione per esprimere commenti sulle politiche e le misure della Commissione Europea e per segnalare le loro necessità e fare proposte. L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che in Europa operano quasi 3,7 milioni di imprese nel settore dei servizi professionali, scientifici e tecnici, che danno occupazione a 11 milioni di persone, per un giro d’affari di oltre 560 miliardi di euro.

Per maggiori informazioni : http://www.pmi.it/economia/finanziamenti/news/91298/professionisti-forum-ue-per-accesso-horizon-2020-cosme.html


Studio su "Statistical data on Women entrepreneurs in Europe"

Le donne rappresentano oltre il 50% della popolazione europea, ma sono molte meno quelle che decidono di avviare la propria impresa.

Le donne continuano ad essere trattenute dall'avviare proprie aziende da una serie di barriere tra cui l'istruzione, gli stereotipi, la mancanza di fiducia e difficoltà di accesso ai finanziamenti e accesso alle reti. La creatività femminile e il potenziale imprenditoriale sono una fonte sottoutilizzata di crescita economica e di nuovi posti di lavoro che dovrebbero essere ulteriormente sviluppati. Favorire la creazione di più imprese guidate da donne non solo porterà nuove idee di business e creative, ma potenzierà anche il ruolo delle donne nella società e creerà nuove fonti di prosperità e posti di lavoro. La Commissione ha appena pubblicato uno studio sui dati statistici sulle donne imprenditrici in Europa, che dimostra che le imprenditrici rappresentano il 29% degli imprenditori (11,6 milioni) in Europa. Dal 2008 c'è stato un lieve incremento del 3% delle donne imprenditrici in UE. 

Per maggiori informazioni :

http://ec.europa.eu/enterprise/newsroom/cf/itemdetail.cfm?item_id=7992&lang=en&tpa_id=1029&title=Study-on-%22Statistical-data-on-Women-entrepreneurs-in-Europe%22

 

Per ulteriori informazioni:
ALPS - Enterprise Europe Network
Via Cavour 17 ,10123 Torino
tel. 848 800 348/229
alps-een@pie.camcom.it

 



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