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Euroflash - Settembre 2014 Notizie



Torino, 19 settembre 2019
Ultimo aggiornamento: 31.10.2014



EUROFLASH



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EUROFLASH - SETTEMBRE 2014 NOTIZIE

Contenuto pagina

Principali notizie di ricerca e sviluppo tecnologico dall'Unione Europea

 

Rapporti Competitività 2014

Come ogni anno la Commissione europea ha pubblicato le relazioni sulla competitività  del sistema industriale dell’UE e degli Stati membri (relazione sulla competitività europea 2014 "Aiutare le imprese a crescere" e relazione sulla competitività degli Stati membri 2014 “Reindustrializzare l’Europa”) al fine di fornire un’analisi quantitativa dettagliata di supporto alla formulazione delle politiche per la competitività a livello nazionale ed europeo.

  1. Aiutare le imprese a crescere

L’edizione 2014 che porta la firma del Commissario italiano per l’Industria e l’Imprenditoria, Ferdinando Nelli Feroci, delinea un contesto molto delicato in cui l’UE sta emergendo dalla recessione più severa e lunga della storia del dopo guerra ed ha come obiettivo l’analisi e l’individuazione degli strumenti e delle misure necessarie per stimolare la crescita nonché le condizioni più adatte per favorire il successo delle nuove imprese. La relazione “Aiutare le imprese a crescere” si struttura in quattro capitoli dedicati a vari fattori che incidono sulla competitività del sistema industriale, quali l'accesso ai finanziamenti (capitolo 2), l'internazionalizzazione delle PMI (capitolo 3), l'efficienza della pubblica amministrazione (capitolo 4),la crescita delle imprese, l'innovazione e il ciclo economico (capitolo 5) ed infine i costi dell'energia e l'efficienza energetica (capito 6). Secondo quanto emerge dall’analisi, durante la recessione, l’industria manifatturiera europea è riuscita a conservare alcuni punti di forza come l’alta specializzazione dei lavoratori, l’elevato contenuto nazionale dei beni esportati e i vantaggi comparativi connessi a segmenti di prodotti complessi e di alta qualità. A partire da questi fattori, l’UE e gli Stati Membri potrebbero promuovere la crescita economica dell’Unione, non senza però affrontare le principali problematiche del proprio sistema industriale. A questo proposito, nella relazione la Commissione identifica le principali debolezze comuni a molti paesi dell’Unione ed illustra gli effetti negativi ad essi correlati. Delegazione presso l’Unione europea

Le imprese piccole e giovani risultano essere quelle maggiormente colpite dalla crisi e tuttora manifestano serie difficoltà di sviluppo. La loro crescita è stata ostacolata, in particolar modo, dalle imperfezioni dei mercati finanziari e dalla difficoltà di ottenere prestiti di lungo periodo. Inoltre, le nuove imprese e start-up faticano ad entrare nei mercati esteri, motivo per il quale risultano sempre più urgenti delle strategie mirate all’ internazionalizzazione delle imprese. Tra i fattori che incidono positivamente sulla crescita delle imprese, la relazione sottolinea l’importanza di una pubblica amministrazione efficiente. La riduzione dei costi e delle incertezze nei rapporti tra le imprese e la pubblica amministrazione ha effetti positivi sia sull’occupazione che sulla quota di imprese in crescita. Alcuni studi dimostrano inoltre che l’innovazione dei prodotti influisce positivamente e in maniera significativa sull'occupazione in tutte le fasi del ciclo economico, sia nel settore manifatturiero che in quello dei servizi. L’innovazione organizzativa e dei processi ha invece effetti più modesti e spesso non statisticamente significativi.

Infine, la relazione affronta la questione dei prezzi dell'elettricità e del gas che sono più elevati nell'UE rispetto a molte altre economie. Il ricorso a fonti energetiche diversificate e l’ulteriore miglioramento dell’efficienza energetica appare dunque  fondamentale per aumentare la competitività europea.

  1. Reindustrializzare l’Europa

Insieme alla relazione "Aiutare le imprese a crescere", la Commissione ha pubblicato un report specifico sulla competitività degli Stati Membri, dal titolo: “Reindustrializzare l’Europa”.

Il documento evidenzia i fattori comuni ai paesi UE che minano la competitività delle imprese in maniera trasversale: mancanza di investimenti, accesso limitato al credito, in particolare per le PMI, alti costi dell’energia e una pubblica amministrazione spesso poco efficiente.

Il settore manifatturiero è stato uno di quelli maggiormente colpiti dalla crisi economica, come dimostra il progressivo calo della percentuale sul PIL, che è passata dal 15.8% del 2008 al 15.1% nel 2013, in controtendenza rispetto all’obiettivo fissato dalla stessa Commissione europea del 20% entro il 2020. In questo scenario la produttività del lavoro risulta generalmente accresciuta su base europea, anche se solo la Germania è riuscita ad aumentare la percentuale di impiegati nel settore manifatturiero negli anni 2007-2012. Tra i fattori identificati come prioritari per invertire la rotta figurano una maggiore attenzione agli investimenti in tutti i settori dell’economia e un facilitato accesso al credito e ai mercati. In particolare, il report evidenzia come i prestiti agli operatori dell’economia reale siano in crescita dal 2010 sia negli USA che in Giappone, mentre sono in costante calo nella zona euro, anche se il tasso di decrescita è inferiore nella seconda metà dell’ultimo anno. Per quanto riguarda l’innovazione, molti Stati membri dovrebbero implementare con maggiore assiduità politiche atte alla rimozione delle barriere alle PMI, in virtù del fatto che i paesi con un alta performance nel settore dell’innovazione tendono ad avere più alti livelli di produttività del lavoro. Un altro fattore cruciale per accompagnare una rinascita industriale europea è quello delle competenze – skills – per cui nel 2013 il 39% delle imprese ha dichiarato di incontrare difficoltà nel reclutamento di personale qualificato, con un trend in crescita di 3 punti percentuali rispetto al 2008.

Il caso italiano

L’Italia si colloca tra i paesi a competitività elevata ma stagnante o in declino insieme a Francia, Gran Bretagna, Belgio, Lussemburgo, Svezia, Finlandia e Austria. Il report indica anche che dal 2011 l’unico settore ad aver contribuito positivamente alla crescita è quello dell’export e che la bassa crescita della produttività è dovuta principalmente all’inefficienza delle risorse. Dal 2007, nel solo settore manifatturiero, il numero di aziende si è ridotto del 19% ed altri settori, come quello farmaceutico, tessile, del pellame e dell'abbigliamento, sono stati colpiti in modo particolarmente duro. La ripresa della produzione italiana appare lenta e irregolare ma evidenzia dei segnali di aumento della fiducia da parte delle imprese. Quanto ai singoli settori di intervento, la relazione riporta le seguenti osservazioni:

  • Accesso ai finanziamenti: nonostante ci sia stato un allentamento dei criteri di concessione, l'erogazione di prestiti all'industria manifatturiera ha continuato a ridursi, diminuendo del 6,1% nel 2013.
  • Investimenti, innovazione, competenze: la percentuale di PIL investita in R&D ha subito una leggera diminuzione, allontanandosi dal target dell’1.53% stabilito dalla strategia Europa 2020, anche a causa del basso contributo del settore privato Delegazione presso l’Unione europea.
  • Energia, materie prime e sostenibilità: l’Italia risulta tra i tre paesi con il più alto costo dell’energia, inserendosi tra i worst performers in uno scenario che vede già la media europea sensibilmente più alta rispetto ai principali competitor internazionali, soprattutto USA, Cina e Giappone.
  • Accesso ai mercati, infrastrutture e servizi: le aziende italiane si dimostrano molto flessibili ai cambiamenti del contesto economico internazionale, anche se il potenziale commerciale sarebbe molto avvantaggiato da un miglioramento della gestione portuale e della capacità di interconnessione.
  • Pubblica amministrazione e contesto imprenditoriale: il nostro paese risulta tra quelli più virtuosi per quanto riguarda i miglioramenti nell’efficienza della pubblica amministrazione, nonostante questo fattore rimanga alla base della poca attrattività dei capitali esteri.

Il 25-26 settembre si é tenuto a Bruxelles il Consiglio Competitività presieduto dal Ministro italiano dello Sviluppo economico, Federica Guidi. Sulla base dei risultati delle presenti relazioni e delle priorità individuate dall’Italia nel programma di presidenza, il Consiglio ha preso delle decisioni importanti sulla revisione di medio termine della Strategia EU2020 e sul futuro della politica industriale europea.

Per ulteriori informazioni :

Relazione sulla competitività europea 2014 Aiutare le imprese a crescere

 

La Commissione europea propone per il 2030 un obiettivo di risparmio energetico più ambizioso e raggiungibile

Possibilità nuove per le imprese europee, costo accettabile delle bollette per i consumatori, maggiore sicurezza dell'approvvigionamento energetico grazie alla considerevole diminuzione delle importazioni di gas naturale, effetti positivi sull'ambiente: questi alcuni dei benefici attesi dall'obiettivo di efficienza energetica fissato per il 2030 nella comunicazione della Commissione europea. L'obiettivo del 30% proposto muove dai risultati già ottenuti: le costruzioni nuove usano metà dell'energia rispetto a quelle degli anni '80 del secolo scorso e l'intensità energetica dell'industria è inferiore di circa il 19% rispetto al 2001.

L'obiettivo proposto è più elevato del 25% di risparmio energetico che sarebbe necessario per centrare l'obiettivo di una riduzione del 40% delle emissioni di CO2 entro il 2030. Il quadro di efficienza energetica proposto oggi vuole segnare nel contempo il giusto equilibrio tra benefici e costi.

Günther H. Oettinger, Vicepresidente uscente della Commissione responsabile per l'energia, ha dichiarato: " La strategia per l'efficienza energetica verrà a completare il quadro su clima e energia per il 2030 presentato nel gennaio scorso. Il nostro intento è dare il giusto segnale al mercato incoraggiando ulteriori investimenti nelle tecnologie di risparmio energetico a vantaggio delle imprese, dei consumatori e dell'ambiente."

La comunicazione del 23 luglio scorso sull'efficienza energetica e sul relativo contributo alla sicurezza dell'approvvigionamento energetico e al quadro per il 2030 passa inoltre in rassegna i progressi compiuti verso il conseguimento dell'obiettivo dell'Unione europea del 20% di aumento dell'efficienza energetica entro il 2020. Le previsioni attuali indicano che nel 2020 l'UE avrà realizzato un risparmio energetico del 18-19%, ma il conseguimento dell'obiettivo concordato del 20% resta possibile se tutti i paesi dell'Unione attueranno integralmente la normativa già adottata. La Commissione non intende proporre altre misure, ma esorta gli Stati membri a intensificare gli sforzi per centrare, collettivamente, l'obiettivo del 2020.

La comunicazione vaglia anche gli effetti positivi dell'efficienza energetica sulla vita degli europei nei prossimi sedici anni: ogni ulteriore punto percentuale di risparmio energetico dovrebbe ridurre del 2,6% le importazioni di gasnell'UE diminuendone la dipendenza dai fornitori esterni; oltre al risparmio sulla bolletta, la maggiore efficienza energetica degli edifici recherà alle persone che vi vivono o lavorano benefici accessori: ad esempio, finestre e infissi migliori possono migliorare la qualità dell'aria e attutire meglio i rumori esterni; le politiche di efficienza energetica apriranno nuove possibilità alle imprese europee, ad esempio nell'edilizia e nella produzione di macchinari e attrezzature, con conseguente creazione di nuovi posti di lavoro a livello locale.

Come preannuncia la comunicazione, la Commissione europea farà il punto dei progressi compiuti nell'efficienza energetica nel 2017, vagliando l'ipotesi di ricorrere ad indicatori supplementari per esprimere e monitorare l'avvicinamento all'obiettivo di efficienza energetica, eventualmente sotto forma di indicatori (quali l'intensità energetica) che tengono maggiormente conto delle variazioni e delle proiezioni in termini di PIL e di aumento demografico.

La direttiva sull'efficienza energetica (2012/27/UE) introduce nella normativa misure vincolanti che dovrebbero permettere di conseguire l'obiettivo di aumentare del 20% l'efficienza energetica entro il 2020, che, insieme al 20% di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e alla percentuale del 20% di energie rinnovabili nel mix energetico dell'UE, è uno dei più ampi traguardi dell'UE in tema di energia e clima.

Finora Cipro, Danimarca, Italia, Malta e Svezia hanno dichiarato di aver completato il recepimento della direttiva sull'efficienza energetica nel diritto nazionale, per cui era fissato il termine del 5 giugno.

Per maggiori informazioni:

http://europa.eu/rapid/press-release_IP-14-856_it.htm

 

Fusioni e scissioni transfrontaliere - Consultazione della Commissione europea (DG MARKT)

L'obiettivo della consultazione è raccogliere informazioni per aiutare la direzione generale per il Mercato interno e i servizi a valutare il funzionamento dell'attuale quadro giuridico in materia di operazioni transfrontaliere di società e l'eventuale necessità di apportare modifiche all'attuale normativa. Le domande riguardano il miglioramento dell'attuale quadro normativo per le fusioni transfrontaliere e la creazione di un eventuale quadro per le scissioni transfrontaliere di società.

Il piano d'azione sul diritto europeo delle società e il governo societario sottolineava che la direttiva 2005/56/CE (direttiva sulle fusioni transfrontaliere) è stata un grande passo avanti per la mobilità transfrontaliera delle società nell’UE e riconosceva, nel contempo, che potrebbe dover essere adeguata per stare al passo con l’evoluzione delle esigenze del mercato unico. Lo studio sull'applicazione della direttiva riscontrava una serie di problemi/difficoltà relativi all'attuazione e al funzionamento nella pratica. Ad esempio, individuava nelle norme procedurali una fonte di incertezza e complessità, in particolare, le norme sulla tutela dei creditori e degli azionisti di minoranza e la valutazione del patrimonio attivo.

Per quanto riguarda le scissioni, le norme pertinenti sono state armonizzate a livello nazionale per diversi anni dalla direttiva 82/891/CEE. Ad oggi non esiste tuttavia un quadro europeo per le scissioni transfrontaliere e le società che intendono procedere a una scissione transfrontaliera devono effettuare diverse operazioni, ad esempio una scissione nazionale seguita da una fusione transfrontaliera o la creazione di un'affiliata con successivo trasferimento del patrimonio attivo.

Pertanto, il piano d’azione del 2012 stabiliva che la Commissione avrebbe valutato un’iniziativa volta a fornire un quadro per le scissioni transfrontaliere, eventualmente tramite una modifica alla direttiva sulle fusioni transfrontaliere, poiché quest'ultima è nota alle parti interessate e offrirebbe un quadro già collaudato per le ristrutturazioni transfrontaliere.

Dalla consultazione del 2012 sul futuro del diritto societario europeo è emerso che la maggior parte dei portatori d'interessi auspicherebbe un'ulteriore armonizzazione nel campo delle fusioni e scissioni transfrontaliere.

Lo scopo della presente consultazione è raccogliere informazioni più approfondite sulle seguenti questioni:

a) le attuali barriere nelle operazioni transfrontaliere

b) i cambiamenti che secondo le parti interessate occorre apportare al quadro giuridico esistente, e

c) i costi che potrebbero essere evitati con un intervento a livello dell’UE.

Le risposte saranno prese in considerazione al fine di valutare la necessità di un’azione dell’UE in questo settore.

Termine ultimo per rispondere: 1/12/2014

 

Una forte politica europea a sostegno delle piccole e medie imprese (PMI) e degli imprenditori (2015-2020)
Consultazione pubblica sullo "Small Business Act"

La Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica con lo scopo di contribuire a migliorare lo Small Business Act (SBA).

Lo SBA per l'Europa riflette la volontà politica della Commissione di riconoscere il ruolo centrale delle PMI nell'economia dell'UE e istituisce per la prima volta nel 2008 un quadro politico globale in materia di PMI per l'UE e per i suoi Stati membri.

Il documento di consultazione si basa sui lavori preliminari svolti dalla rete dei rappresentanti delle PMI  e tiene conto del dibattito sulla futura politica per le PMI tenutosi in occasione del Consiglio "Competitività" nel settembre 2013. 
I quattro settori chiave del SBA (facilitare l'accesso ai finanziamenti e ai mercati da parte delle PMI, ridurre gli oneri amministrativi e promuovere l'imprenditorialità) rimarranno prioritari nei prossimi anni. La quinta priorità è far fronte alla carenza di lavoratori qualificati. 

Obiettivo della consultazione pubblica avviata è ricevere contributi da tutte le parti interessate, comprese le organizzazioni di imprenditori e di imprese, per aiutare la Commissione europea a garantire che lo SBA sia in grado di far fronte alle problematiche future.

Termine ultimo per rispondere: 15/12/2014.



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